Il Palazzo di Nabucco

E’ successo tanto tempo fa, non importa quando, non importa dove.
Verso oriente,… il vicino oriente.
Scavando nel passato riaffiorano ambienti. Scale da salire. Portali in cui scendere. Mura che s’aprono su esterni inaccessibili. Pareti che chiudono, incarcerano, condizionano. Grandi pietre e grandi architetture.

All’inizio ci troviamo nel Tempio. Il Tempio per antonomasia.
Verrà sbrecciato, saccheggiato e distrutto.
Appare solo all’inizio dell’opera.
Quasi tutta la storia si svolge a Palazzo. Il leggendario Palazzo reale, definito una delle meraviglie del mondo. Un edificio animato, un labirinto vivo dove le persone possono incontrarsi o non incontrarsi mai.
Un edificio che tiene prigionieri ma illusoriamente lascia libertà di movimento:
Zaccaria ed ebrei si muovono con facilità e senza costrizioni, per i deserti corridoi fino a raggiungere indisturbati gli appartamenti reali.

L’unico cui verrà tolta ogni possibilità di movimento, è Nabucco.
Prigioniero della costruzione che lui stesso ha concepito.
Il Palazzo per lui cambia fisionomia diventa un disorientante dedalo.
Accecato dalla pazzia non si avvede cosa sta succedendo né cosa sta facendo.
Rischia di perdere tutto, anche la figlia. Solo in quel momento scopriamo che il re ha dei sentimenti paterni sepolti o forse stregati dal Palazzo.

Il Palazzo è un organismo misterioso e infido. Costringe, subdolamente, i suoi abitanti ad agire ipnotizzati dal potere.
Abigaille n’è una delle principali vittime. Da come si comporta, sembrerebbe la vera figlia di Nabucco. Ma la febbre del Palazzo la porterà a volersi sostituire al tiranno.

La maledizione di questo luogo è l’assenza di dialogo.
Le scelte sono già state fatte. Dalla sorte? Dal Palazzo?
Tutto si basa su contrapposizioni. Arroccato, ognuno agisce seguendo una propria decisione senza ascoltare né confrontarsi con nessuno.

Di volta in volta, elementi o personaggi si presentano in opposizione.
Sono antitesi non spiegate, dogmatiche. Dobbiamo accettarle come tali. E’ la regola di questi tempi lontani. E’ il destino.
Come per Fenena che è già convertita al credo degli ebrei fin dall’inizio. Non ci sarà alcun confronto né alcuno dovrà convincerla.

Anche nei rinvenimenti archeologici, quando tornano alla luce elementi delle civiltà passate, arrivano notizie frammentarie, ma straordinarie di una storia già scritta.
Statue in frantumi e corone a terra ci possono raccontare d’eventi sovrannaturali come quelli che nella nostra storia piombano sui falsi dei.

Tutto avviene tra le organiche architetture del Palazzo, tutto tranne il grande momento in cui il popolo deportato pensa alla sua patria lontana.
Davanti a questo profondo sentimento il Palazzo perde potere e scompare.
La dimostrazione, già nota, che il sentimento non conosce catene. Né vi si possono edificare palazzi maledetti che lo sappiano imprigionare.